Il primo posto del concorso toast è stato vinto da Fiamma Lolli, che vince un corso di scrittura in presenza tenuto dal Penelope Story Lab. Come quello con cui ci conoscemmo, anni fa, in Toscana…
Ci teniamo a ricordare: questo testo non ha vinto il concorso – si vinceva dalla somma di voti ottenuti da due testi, ma combinando gradimento del pubblico e della critica. Quindi questo testo è, diciamo così, uno dei due che ha fruttato a Fiamma la vittoria.
Leggiamolo insieme.
Li vedi camminare a testa bassa, le braccia inerti, le schiene appena curve; o veloci, senza guardare avanti. Hanno fretta o non ne hanno più, sono spesso spettinati, stanno attaccati a borse nuove di pacca o sdrucite, indossano giacconi imbottiti dalle tasche sformate, impeccabili cappotti di lana, k-way macchiati di vernice, felpe col cappuccio sugli occhi, impermeabili che hanno visto piogge implacabili. Qualcuno (pochi) ha un cappello e intorno al collo una sciarpa, il più delle volte senza uno straccio di colore.
Si confondono con le insegne delle strade come fossero anche loro diventati parte delle strade, segaligni come i semafori, neri come la piramide di pneumatici nella vetrina dell’autoricambio, si allontanano di spalle o venendoti incontro, aprono o chiudono un ombrello, non sono che passanti e un attimo dopo sono passati.
Di colpo, nello slargo, un fioraio.
Allora pensi all’amore e diventano pieni di bellezza come sono.
Come te.
Su questo testo si possono dire molte cose. Guardiamole rapidamente.
Anche qui le parole sono 150. Precise. Come abbiamo detto ieri, scrivere è anche una forma di rispetto – rispetto di un’etica, di un’estetica, di una cooperazione. Stare nelle 150 parole non fa di voi persone meno furbe di chi ne ha scritte 155: segna che avete rispettato una regola.
Andiamo avanti. Di queste 150, le prime 132 costruiscono personaggi senza volto. Guardate: ci sono indicazioni di ogni tipo, ma non di volto.
Per chi sta facendo il corso Stella polare, e per chi farà quello sulla costruzione del personaggio, questo è un tratto caratterizzante dei contesti e degli antagonismi sociali: l’assenza di volto. In Dunkirk (regia di Cristopher Nolan, 2017) i tedeschi non hanno volto; se non hanno volto, non ti ci puoi rapportare e non li puoi sconfiggere.
E a un tratto, Di colpo. E poi la chiusa: Come te. Il testo funziona con due carrelli violenti: il primo inserisce in forma sinestesica il colore; il secondo, il volto.
Aspetti positivi di questo testo: l’uso dello stile e della lingua, la tensione del personaggio à la Fritz Lang (sembrano operai di una catena di montaggio), l’attenzione alle parole (segaligni), il gioco di parole che diventa senso (passanti, passati).
Aspetti negativi di questo testo: Ci sono testi che si chiamano centocinquanta parole, e non è un pregio né un difetto; altri che ne chiamano di più. Questo è un testo per centocinquanta parole precise; se vogliamo trovargli il difetto, non diciamo: Diccene ancora, ma: È concluso qui.
Esercizi che possiamo derivare da questo testo: Scrivi un testo di trecento parole in cui da una massa di persone in spiaggia alla fine ne emerge solo una. Fai un carrello violento, come in questo testo.
Un’opera che ci viene in mente: Dunkirk, regia di Cristopher Nolan, 2017. La canzone Balla balla ballerino di Lucio Dalla, da Dalla (1980).
Il profilo fb di Fiamma Lolli.