Il secondo posto del concorso toast è stato vinto da Giorgia Mosna, che si porta a casa tre libri offerti dall’editore Mattioli 1885 – di cui due dietro nostra indicazione.
Ci teniamo a ricordare: questo testo non ha vinto il concorso – si vinceva dalla somma di voti ottenuti da due testi, ma combinando gradimento del pubblico e della critica. Quindi questo testo è, diciamo così, uno dei due che ha fruttato a Giorgia il secondo posto.
Leggiamolo insieme.
Cosa ci piace di questo testo? Prima di tutto, contatele: sono centocinquanta parole esatte. Restare all’interno di un limite di battute avrebbe limitato la vostra capacità espressiva – ridacchiare sostituito da sorridere guadagna battute, vero, ma perde connotazioni. Usare una parola invece che un’altra lo fa di meno: e vi abitua a stare dentro limiti. Qui Giorgia lo fa molto bene, con tratti pazienti – l’aggettivo singolare – e altri che sono più secchi – il naso storto, lui ubriaco.
E la chiusa è perfetta: racconta una storia, ampliando il racconto e non chiudendolo in una scatola. Giorgia ha scelto un ambito simbolico, e notate la differenza tra desiderio e icona, tra pulsione e spiritualità. Paradossalmente, qui la spiritualità allontana e non avvicina; ma lo si poteva desumere dal resto del testo, in cui i movimenti sono di lei, che non si vuol sedere, che non le va, che cammina paziente; lui è un osservatore, e l’unico atto di coraggio lo compie in grafite su carta da ubriaco.
Aspetti positivi di questo testo: l’incipit che propone subito una domanda (chi? perché?), e proietta in una scena che poi viene modificata. La presenza di più personaggi, appena abbozzati – il fratello dal naso storto, la sorella senza cervello. La torrenzialità del testo, che apre a frasi brevi e finisce con una lunghissima. La non-risposta tra le attese di lei e di lui: rispondere a un’aspettativa chiude un racconto (ho fame, mangio); non rispondere a un’aspettativa apre (ho fame ma non posso mangiare).
Aspetti negativi di questo testo: Ci è parsa un po’ forte la parola desiderio. Il tema pulsionale emerge ma in modo inaspettato e forse forzato. Qui, forse – forse – ci stava meglio un’altra parola, più in attesa: su questo, Battisti e Mogol hanno creato universi.
Esercizi che possiamo derivare da questo testo: Otto persone si trovano intorno a un tavolo per una cena di Natale tra sconosciuti, organizzata tramite app. Descrivi con due parole chi saranno loro. Il gioco consiste nel trovare una coppia, e appartarsi, per evitare di essere tagliato fuori; ma i due che restano hanno un motivo per restare, che li accomuna più che l’amore.
Un’opera che ci viene in mente: Perfetti sconosciuti, regia di Paolo Genovese, 2016.
Il profilo fb di Giorgia Mosna.