PENELOPE STORY LAB
Scuola di scrittura

[Non i soliti film]. ’71

[Non i soliti film]. '71.

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'71

La settimana scorsa ci ha deliziato con 13 assassini, un film sullo stile dei sette samurai di Kurosawa; ora continua con questo titolo la rubrica “Non i soliti film”, tenuta dal nostro insegnante Diego Cajelli, scrittore, sceneggiatore e insegnante di scrittura.

’71

Genere: La guerra sottocasa.

Anno: 2014

Regia: Yann Demange

Con: Jack O’Connell, Sean Harris, Sam Reid, Paul Anderson.

Durata: 1h 39min

Piattaforma: Rai Play

Ambientato a Belfast nel 1971, nel pieno del conflitto nordirlandese, da un lato c’è l’esercito britannico, dall’altro lato ci sono la popolazione e i guerriglieri dell’IRA. Una situazione molto più complicata e meno parodistica della Brexit, forse raccontata poco al cinema, a parte i celeberrimi: Nel nome del padre, Il vento che accarezza l’erba o Michael Collins. Impressiona vedere che appena cinquanta anni fa c’era una guerra nel cuore dell’Europa occidentale. Nessuno se lo ricorda più.

Il tempo, è quello il problema. Il tempo passa, le cose accadono, le vite vanno avanti, le priorità diventano altre. Il tempo nei film si divide in tempo scenico e in tempo narrativo, ovvero ciò che sta succedendo e il lasso temporale in cui accade. Questi due tempi non sempre coincidono perchè siamo al cinema e non a teatro.

Uno sale in macchina, stacco, ed è già arrivato a destinazione. Inizia il film e in una manciata di minuti passano un migliaio di anni, come ne Il Signore degli anelli.

Tutto questo si può fare perchè è un sistema di raccontare le cose ormai codificato, gli spettatori sanno come leggere gli stacchi.

Ma cosa succede se non stacchi mai? Cosa succede se il tempo narrativo e il tempo scenico coincidono? Succede che parte una sequenza che ti prende alla gola e non ti molla più, ti tiene inchiodato agli eventi mentre accadono in successione, senza la possibilità di prendere fiato. Tutto avviene in un’unica unità temporale, e se capitano delle cose brutte al protagonista, per empatia, ti attraversa una tensione crescente.

È esattamente quello che succede in 71; la storia inizia e a un certo punto ti prende, il personaggio principale ti aggancia, si infila in un casino tremendo raccontato in tempo reale, e condivide con te tutta la sua angoscia e il suo tormento.

Un susseguirsi di eventi, una serie di cause e di effetti che si muovono in un unico flusso, un’onda narrativa che coinvolge i personaggi, i loro scopi, la loro evoluzione e che ti porta verso un finale inesorabile.

La guerra in contesto urbano, le armi, i muri di mattoni, i ragazzini con in testa la coppola Hatteras e i vicoli di Belfast diventano un inferno a metà tra il thriller e il puro film di guerra.

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