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PENELOPE STORY LAB
Scuola di scrittura

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Uno sguardo a Pickpocket (1997), di Jia Zhangke.

Il film, realizzato nella città natale di Jia Zhangke con un budget ridotto (circa 50.000$), segna l’esordio del regista, che sarà poi Leone d’Oro a Venezia, ma soprattutto una prova di narrazione molto interessante.

Copio qui la presentazione di Mubi (trovate il link al film più sotto):

Un borsaiolo fatica a tenere il passo con la trasformazione della Cina in una potenza economica mondiale. Abbandonato dagli amici e ostacolato dai continui cambiamenti in corso, il ladro trova per caso l’amore ma deve affrontare un dilemma: si può vivere così?

E qui la trama tratta da Wikipedia UK, che mi pare più precisa di quella italiana.

In a small, dirty, poor provincial town looking to crack down on crime in 1997, and under the backdrop of the transfer of sovereignty over Hong Kong, Xiao Wu is one of a group of pickpockets, most of whom have moved on to become small traders and legal or semi-legal. One of them, formerly a close friend, is getting married and decides not to invite Xiao Wu, a reminder of the past. He drifts around, discontent with life, but makes no effort to change. He acquires a girlfriend, a prostitute who takes a liking to him, but she drops him when she finds someone better. He visits his poor-peasant family but ends up arguing with his parents and saying he won’t ever return. Finally he gets arrested and is left handcuffed in the middle of the street with a disapproving crowd watching him.

Qui, un piccolo sguardo da parte mia, con un esercizio di scrittura più sotto – in fondo, è il mestiere mio. Contiene spoiler.

Siamo nel 1997. La città di Fenyang è in via di rifacimento per la trasformazione in atto della Cina in colosso mondiale, le rovine sono ancora evidenti e così la povertà della sottostante struttura contadina, ancora immersa nella povertà e nell’ignoranza. La polizia minaccia rappresaglie pesanti contro i ladri – e qua è curioso ricordare un parallelo strano tra il Fenyang del ’97 e la bergamasca di Batistì di esattamente un secolo prima… – , ma il mondo interiore di Xiao Wu, borseggiatore come tanti, viene di fatto spogliato dagli altri, proprio come lui fa con le tasche delle sue vittime. Si innamora di Mei Mei, se ne prende finalmente cura – al punto da ricominciare a cantare, da solo, in una scena tra le più belle del film -; ma lei improvvisamente sparisce, attratta da migliori fortune; ha un patto di amicizia con un ex borseggiatore finalmente arricchito, ma questo si rifiuta di invitarlo al suo matrimonio per evitare che gli venga rinfacciato il passato; e anche i genitori lo ripudiano, finché non rimane solo, legato a una fune, osservato da tutti.

La televisione in questo film è ovunque: nel sonoro fuori campo, nei video accesi per la strada, nei sonori distorti, nella stazione di polizia, nel karaoke in cui Xiao Wu stringe il suo legame con Mei Mei. La televisione mi ha dato l’impressione di essere una chiave di lettura di tutto: nella scena finale tutti lo osservano, rannicchiato come una scimmia, e non credo siano in grado di stabilire perfettamente la distinzione tra una realtà davanti ai loro occhi, quella di Fenyang, e quella invece ipercelebrativa della tv locale che promette pezzi di maiale per chiunque intervenga al matrimonio dell’amico – tranne evidentemente per Xiao Wu, non voluto -, o che intervista suoi conoscenti che sperano marcisca in galera, come se potessero finalmente “al riparo” dalla telecamera dire ciò che in presenza non potevano dire. Il mondo che vediamo è un mondo povero di ogni cosa, tranne in qualche piccolo gesto – il contadino che punisce con la riprovazione la mela che gli viene sottratta, le sigarette costantemente nelle mani di Xiao Wu, che affida al fumo il pensiero e la cura; e però nutriamo, guardando lo svolgersi delle cose, una piccola fascinazione per un mondo in disfacimento ma ugualmente ancora intatto, ancora riparato dalle telecamere, dalle normative, dalla civiltà incivile.

Iconograficamente significativo, l’incontro di Xiao Wu – siamo al minuto 56 circa – con un giovane innamorato come lui, vestito identico a lui – spalle strette, abito grigio, maglioncino rosso -, che Xiao Wu canzona per la strada; e il fatto che sia proprio quel giovane, che lì appena gli risponde, che alla luce delle telecamere dirà “Tenetelo dentro”.

Altrettanto importante la musica. Come la tv, è intrusiva nei confronti della vita: il caos sonoro, i richiami della polizia, gli stereo provati per strada esplodono addosso al personaggio che svapora nel fumo, incapace non di provare sentimenti ma di esprimerli, a volte perso nella sua osservazione, a volte profondamente commosso, a volte compreso nel suo lavoro giacca alla mano e sguardo svagato. Mei Mei canta in un karaoke che assomiglia a un bordello – o forse è un bordello, non è chiarissimo, più che una prostituta direi Mei Mei una sorta di entraîneuse -, al punto che la tenutaria in un lapsus dirà al protagonista “Riportamela prima dell’alba”; la ragazza cerca disperatamente di convincere Xiao Wu ad aprirsi cantando, ma lui rifiuta; per la strada ci sono video di karaoke in cui i ragazzi cantano. Non mi stupisce che in Cina il film sia stato censurato: accanto alla vicenda solitaria di Xiao Wu, ripudiato da tutti, il regista ci mostra attraverso uno sguardo attento una società che non è in disfacimento ma in ricopertura ideologica di ciò che è, senza la minima traccia di un investimento reale sul popolo, senza un’opera di educazione. Ciò cui si ambisce è la riprova sociale, o l’approvazione sociale: l’ex amico di Xiao Wu ha fatto fortuna ma di fatto è un – apprezzatissimo – contrabbandiere su larga scala; la polizia all’arresto redarguisce costantemente il ladro, come se invece che un crimine riprovevole avesse commesso qualcosa di cui vergognarsi intimamente – un ruolo da genitore, più che da poliziotto.

Anche l’anello che Xiao Wu aveva comprato per Mei Mei, e che la ragazza non riceverà mai, viene regalato alla madre e da questa girato alla fidanzata del fratello – senza che nessuno abbia contezza del valore del denaro, dell’anello; senza che nessuno si interroghi sui valori, se non Xiao Wu, che il denaro forse è l’unico che sa cosa valga.

Ivano Porpora.

Visto su MUBI il 15/01/23.

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Regia di Jia Zhangke. Un film con Hong Wei Wang, Hao Hongjian, Zuo Baitao, Ma Jinrei, Liu Junying, Yonghao Liang. Titolo originale: Xiao Wu. Genere Drammatico – Hong Kong, Cina, 1997, durata 107 minuti.

 

ESERCIZIO DI SCRITTURA.

Il tuo protagonista si incontra in due scene diverse con una persona che gli assomiglia molto. In una lo incontra frontalmente, in una sente che l’altro parla di lui (lei).
Cosa si dicono in entrambe le scene? Il protagonista si riconosce? Che senso ha questo incontro ai fini della storia?

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