Corna è la rivista ostinata del Penelope Story Lab. Con questo redazionale si entra nel vivo del secondo numero, dal tema Fame.
Ho letto di recente che le ultime frontiere dell’alimentazione si orientano verso una rieducazione alimentare che preceda ogni intervento sulla psiche. Sembra infatti che cervello e stomaco siano
organi gemelli, simili nella forma e quindi forse anche nelle dinamiche di governo della totalità del corpo. La domanda allora potrebbe essere cosa viene prima: se sia l’anima a governare l’istinto alla fame, o il corpo, con le sue richieste insondabili, a gestire per suo conto il gesto istintivo di condurre una cosa alla bocca per trasformarla, farla letteralmente diventare “noi”.
Forse per questo abbiamo scelto la fame come tema del nuovo numero di Corna.
Anzi no: forse per questo il tema fame è emerso, dopo tante riflessioni sul respiro che lo avevano preceduto e attraverso cui, forse, il terreno era stato preparato. Perché se l’aria con il suo andare e
venire diceva del rapporto tra il dentro e il fuori, il fatto della fame ci porta più giù e più dentro, nell’ officina della carne di cui siamo fatti.
Ecco quale grande meccanismo ci siamo messe nelle mani, per questo secondo numero: il modo in cui il corpo chiede e pretende – qualunque sia il corpo – ed il modo in cui a queste richieste viene risposto: perché il modo in cui entrano e ci compongono e ci trasformano gli elementi – qualunque sia l’elemento – non è mai neutrale.

Gli scrittori e le scrittrici che abbiamo chiamato a raccolta non hanno rivolto lo sguardo alle larghe metafore, non hanno parlato di fame di potere o di brama di possesso di beni materiali. Non si sono mossi nemmeno in senso inverso, non è stato raccontato l’appetito, non l’acquolina in bocca, nemmeno è stato detto di quando un cibo ti si fissa nella testa e allora è solo e solo quello che vorrai nel piatto. Non abbiamo detto la fame degli animali, la vergogna e la fierezza e l’abbandono negli occhi della volpe, nulla è stato detto di quei denti conficcati nel collo di un gattino. Silenzio per le lucide manovre dell’orca, silenzio anche per la cecità negli occhi dei cani, quando implorano salivando sotto il tavolo perché non ricordano il pasto di ieri.
Non abbiamo speso una parola per il boccone migliore depositato nel piatto del più piccolo, affinché cresca bene, nulla o quasi della bocca del neonato stretta attorno al capezzolo allungato di
una balia da latte. Non abbiamo parlato di bilance e di misure, di calorie, nulla delle abboffate per far tacere ogni voce, nulla dell’indigestione.
Ma abbiamo detto altro, e sta tutto nei racconti che saranno pubblicati nelle prossime settimane…
© La Redazione
CORNA N.1:
Leggi il racconto di Marina Flamigni, “Il cuore è un muscolo involontario”
Leggi il racconto di Paola Vercellotti, “Non è vero niente”
Leggi il racconto di Claudia Lucca, “Voci leggere”
Leggi il racconto di Lucia Urbano, “Dove si perde il filo”
Leggi il racconto di Francesca Nadalig, “Dopo il silenzio, il mare”
Leggi il racconto di Giorgia Mosna, “Il posto per fare un nuovo pensiero”
Leggi il racconto di Giovanna Cinieri, “Animali illuminati“